Offerta A2A, il no di Cogeme: possibile richiesta danni

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Il no di Cogeme all’offerta di A2A per l’acquisizione del 51 per cento di Linea Group «non regge nè dal punto di vista politico, nè tecnico, nè finanziario». A dirlo è il parlamentare Pd Gregorio Gitti, che oltre ad essere ordinario di Diritto Civile all’università di Milano è in Italia tra gli avvocati più esperti in diritto societario e della concorrenza. Gitti ricorda che la politica – in modo bipartisan, compresa una grande fetta di Lega – ha sempre visto favorevolmente questo matrimonio, perché «strategico; porterebbe solo vantaggi al territorio e Brescia conterebbe di più nei confronti di Milano». Ricorda che per legge non serve una gara ad evidenza pubblica (come chiesto da Cogeme). E che non ci sono offerte economicamente più convenienti di quella A2A. Pensare che Lgh possa restare «indipendente» è pura utopia, visti i bilanci in peggioramento ed una normativa che obbliga alle aggregazioni tra multiutility. Per questo il deputato, eletto nel 2013 con la civica di Monti e poi tornato al «suo» partito democratico, usa parole forti nei confronti di chi – nel consiglio di amministrazione di Cogeme – ha deciso di affossare la proposta A2A, vista favorevolmente dal 69% degli altri soci Lgh (Cremona, Crema, Pavia, Lodi) ma anche dalla grande maggioranza dei sindaci (soci) bresciani: «Andrebbe richiesto ad un esperto di diritto societario un parere per capire se ci sono margini per effettuare azioni di responsabilità nei confronti del consigliere delegato Giulio Centemero (milanese espressione della Lega nazionale, che ha votato contro insieme ai consiglieri Giannotti e Troncana, ndr )». Perché se dopo il 21 dicembre A2A – con in mano l’ultimo bilancio Linea Group – dovesse rivedere l’offerta al ribasso, che oggi si aggira sui 127 milioni, il danno economico per tutti i comuni sarebbe notevole.

«Non ci sono offerte migliori di quella A2A»

Gitti entra poi nel dettaglio delle sue argomentazioni: «L’obiettivo di costruire una multiutility lombarda non deve sottostare a strumentalizzazione politiche. È un obiettivo da sempre condiviso sia dal centrosinistra che dal centrodestra, che ha governato in Lombardia per anni ed è tutt’ora al governo: ricordiamo le parole di Formigoni che poneva il tema della fusione di A2A come uno delle conquiste più importanti. La stessa Lega aveva come obiettivo la fusione con Lgh». Perché? Per migliorare e rendere più convenienti i servizi sul territorio: «A2A ha la forza per riammodernare i termovalorizzatori di Cremona e Pavia, ad esempio». La partnership tra le due società (che potrebbe poi sfociare in una fusione) non necessita di gara, aggiunge l’avvocato: «si tratta dell’acquisizione di un pacchetto di controllo da parte di una società quotata. E le motivazioni di carattere industriale giustificano l’assenza di una gara. Di più: anche se si fosse trattato di fusione (come quella tra Asm e Aem) l’hopa non era obbligatoria». Del resto non ci sarebbero sulla piazza altre offerte. Anche dal punto di vista della nuova governance, con 6 consiglieri su 13 e il presidente, «Lgh non potrebbe ottenere di più». Ma così come si augurano i sindaci del territorio, anche per Gitti quel «no del tutto irrazionale» presto si trasformerà in «sì». Entro fine dicembre.
(Corriere della Sera – 29 novembre 2015)

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